L’altra vita
Che bella la primavera da quassù, tutti i profumi dell’aria arrivano pieni di gioia, la gioia del risveglio della terra.
Tutto è sempre com’era.
Nell’inverno trascorso ho passato molto tempo in casa dedicando molto al lavoro ed è un po’ che non assaporo questi profumi.
Tolgo dalle spalle la sacca con la vela, è sempre faticoso portarla fin quassù, ma il premio per esserci arrivato è sempre magico.
Mi siedo sull’erba, l’aria è ancora fresca, è presto solo le dieci di una splendida mattina, il sole fa il suo lavoro.
Appoggio la schiena alla sacca e mentre mi godo il tepore di questo nuovo giorno prendo il quaderno degli appunti e la penna. Guardo verso il cielo cercando tracce di nuvole.
Dopo aver ripassato mentalmente le mie conoscenze e dopo aver sfogliato tutti gli appunti, torno a guardare in su con l’idea di non pensare più a nulla per un po’, diciamo almeno una mezz’ora, poi prenderò la penna e comincerò a scrivere di getto come si dice ciò che verrà fuori verrà fuori.
La mezz’ora passa, passa quasi un’ora e sono contento perché ho distratto la mente e non penso.
Un rinforzo delle brezza mi riporta con la penna in mano, uno sguardo all’orologio è mezzogiorno.
Butto giù a caso un insieme di idee soltanto dopo un’ora smetto, aggiungendo un punto e la parola fine.
Rileggo il tutto e mi sembra buono, forse qualche piccola correzione mentre lo trascriverò in digitale questa sera.
Il cuore si fa sentire, si riempie di quelle magiche sensazioni che partono dalla consapevolezza, passando per l’ignoto attraverso l’incertezza; che partono dall’amicizia passando per la sensazione di essere uniti in un’unica straordinaria cosa, attraversando la soglia della paura.
Quel misto di incertezza e prudenza che attraverso la conoscenza graduale mi porta a vivere una realtà diversa da tutte le realtà che, non oso definire normali, ma che comunque non hanno coscienza della magia del volo.
Attraversando boschi e sentieri immersi in una natura quasi incontaminata, si arriva ad uno spazio aperto, un prato in pendenza da dove si spicca il volo, sono qua, con tutte le mie sensazioni, con tutte le conoscenze, piccole o grandi che siano, con la certezza che comunque qualcuno ne sa più di me, pronto a dividere la sua conoscenza, con la paura di sbagliare, qua ed ascolto il mio cuore.
Ora è tempo di andare, stendo la mia vela e la saluto “ Ciao piccola è un po’ che non ci vediamo, fatti dare una bella occhiata, sei ancora tutta in ordine, niente di rotto.”
La brezza è buona, nemmeno troppo decisa, qualche passo in più stavolta, tieni a mente che è primavera, già ma preferirei non salire oggi mi accontento di scendere.
Il frusciare del tessuto mi accompagna in volo, il cielo è limpidissimo come spazzato da un vento freddo, in un grande abbraccio mi accoglie.
Forse solo uno scoiattolo al limite del bosco vedrà questa pennellata di colore che lascerò in questo giorno disegnando un cerchio nel blu, ma nemmeno un uomo può capire quello che sto provando se non l’ha provato lui stesso, figuriamoci uno scoiattolo.
Il battito del mondo, accarezza dolcemente i capelli, dolcemente riempie le narici, riempie i polmoni, dandomi la sensazione ora d’amore e di armonia ora di decisione e forza, quella forza che senti sui cordini quando la brezza riempie l’ala, portandoti ad una concezione che gradualmente fa svanire tutto quello che di negativo ti girava nella testa.
L’unione con l’ala e con l’aria trasforma il mio mondo fatto di lavoro casa ed affetti, fatto di quotidianità, nell’altro mondo, nell’altra vita che pulsa di un battito che si ripete continuamente da mille e mille anni.
Presa la decisione vado in volo ed il mio battito diventa quello del mondo, mi fondo letteralmente con l’aria che mi avvolge completamente dalla testa ai piedi, dalle narici ai polmoni fini alle molecole più profonde del mio essere.
Sento la forza della termica sollevarmi per mezzo della mia ala, questo è un battito del mondo, quel battito che andrà a formare le nuvole.
La lama di un rasoio sembra la montagna vista da quassù, sospeso a milletrecento metri di quota, una lama ricca di alberi, cespugli, animali, ricca di aria, quell’aria che la investe e sale, quell’aria che sempre si respira ovunque nel mondo, anche se a volte sa di terrore o di paura, sempre la si respira, che sappia di gioia o di dolore, la si respira perché l’aria è vita, vita che si diffonde nell’abbraccio infinito del cielo, vita che esiste nell’abbraccio e nell’amore per un figlio, vita, vita, vita, da sempre vita.
Eccola lì lama di rasoio che si erge verso di me quasi a voler fare il solletico ai miei piedi sospesi, eccola nel suo magnifico splendore, mi chiama a sé, la terra ed io cerco di vincere la sua forza approfondendo la sua conoscenza, imparando il suo modo di esistere per cercar di prolungare quest’idilliaca estasi dell’essere, ben sapendo che mi dovrò arrendere ma… arrendersi non vuol dire non aver lottato, si è vero lo sai già dall’inizio che il tuo posto è là, laggiù, fra le lame del rasoio, fra gli alberi e i prati, fra case e persone, ma ora vuoi salire ancora sopra tutto per cercare te stesso unicamente quello che sei…te stesso, si perché sei solo a gestire la tua vita, con le tue scelte, distante per un po’ da quel tempo che ti è concesso, dal mondo reale per vivere la tua individuale esperienza come in un sogno che è reale, molto più reale delle cose ordinarie, perché quassù, lo sai non è una cosa in più, quassù la vita esiste, nella misura in cui gli dai importanza, esiste perché sai che tornerai alla terra, esiste la vita perché sai che se non sei preparato ed accorto potresti non tornare.
Essere parte del mondo nel suo ciclo vitale, dalla forza dell’aria alla creazione delle nuvole e dell’acqua nel suo infinito ripetersi. Quassù la vita è…
Questo continuo guardare con stupore la montagna che come una lama taglia lo spazio, dona all’anima una sensazione di purezza di umiltà ed importanza, ma il timore deve passare se vuoi continuare ad esplorare te stesso.
L’aria fredda accarezza il mio viso, tempo ne è passato ed ora dolcemente appagato, torno a terra posando i piedi sull’erba verde e fresca che sa di vita, attendendo con pazienza la prossima volta che tornerò lassù, all’altra vita.
Quella con le ali.
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