lunedì 5 agosto 2013

Henry David Thoreau





Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo , della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.

Tuttavia noi crediamo che, abbattute le siepi e alzati mucchi di pietre attorno alle nostre terre, si sia posto il limite della nostra vita e deciso il nostro destino.

Io  non desideravo fare un viaggio in cabina, ma stare davanti all’albero maestro, sul ponte del mondo e vedere più distintamente la luce della luna tra le montagne.
Se uno avanza fiducioso nella direzione dei suoi sogni e cerca di vivere la vita che s’è immaginato, incontrerà un inatteso successo nelle ore comuni. Si lascerà qualcosa alle spalle, passerà un confine invisibile; leggi nuove, universali e più libere cominceranno a stabilirsi dentro e intorno a lui.
Se avete costruito castelli in aria, il vostro lavoro non deve andare perduto; è quello il luogo dove devono essere. Ora il vostro compito  è di costruire a quei castelli le fondamenta.
Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni, magari è perché ode un tamburo diverso; lasciatelo marciare al suono della musica che sente, non importa ne quanto lontana essa sia, ne quale ne sia la cadenza. Non occorre che egli maturi nello stesso tempo di un melo o di una quercia. Potrà forse cambiare in estate la sua primavera? Se ancora non esiste la condizione delle cose per cui fummo fatti, cosa sarebbe mai ogni realtà che potessimo sostituire? Non naufragheremo sullo scoglio di una vana realtà. Alzeremo con fatica un cielo di vetro azzurro, sopra di noi, sebbene si sia certi che, una volta fatto, noi continueremo a contemplare il vero cielo etereo molto al di sopra di esso, come se quest’ultimo nemmeno esistesse?

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