STORIA DI UN VIAGGIO DOVE L'ATMOSFERA E' CREATA DAL NULLA,DOVE NON C'E' POSTO E NON C'E' TEMPO,DOVE GLI UOMINI CONOSCONO IL LORO DESTINO VANNO AD ASCOLTARE IL CIELO E SONO QUELLO CHE HANNO DENTRO! Là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto: era il gabbiano Jonathan Livingston.
martedì 17 luglio 2012
Racconto razionale di un incidente di volo
Siamo a metà luglio, a S Michele ai piedi del Pizzoccolo il cielo è grigio, ma si è comunque ottimisti sul fatto che almeno una planata la si fa. In decollo fa addirittura freddo in maniche corte, usciti i biposto turistici e l’altro collega parapendista, è il mio turno. Il vento varia da nullo ad un leggero ovest, bisogna trovare il momento giusto per il decollo. Ad un certo punto il cielo sembra proprio schiarirsi e un po’ di calore manda su un refolo di brezza, c’è Franco seduto a pochi metri da me che sono pronto per uscire e gli dico: “ Ora mi sembra che vada bene. “ E anche lui conferma dicendomi : “ Si non è male.” Vado, l’ala sale lenta, spingo ancora finché non è sulla testa, la sento che va a destra e contrasto con un po’ di freno, la guardo è perfetta sopra di me, ancora qualche passo di corsa e sono in volo. Come ci si aspettava niente ascendenze e mi avvio con tranquillità verso la planata per l’atterraggio, mancano ormai circa trecento metri quando inizia a piovere, sento le prime gocce sulla vela ma non mi preoccupo, ma in meno di un minuto piove bene, non so se sono arrabbiato o spaventato, la situazione è molto inusuale, devo scendere e alla svelta, faccio due giri ma non mi fido a tirare molto il comando, provo con le orecchie, ma da qualche parte nei reconditi cassetti della mente, qualcosa mi dice che è meglio non fare niente. Rilascio le orecchie e ovviamente fatico a scendere come vorrei, la vela potrebbe chiudersi per il peso dell’acqua, sono spaventatissimo, irrazionale, alzo la mano destra con l’idea di fare qualcosa, sbagliato sbagliato e non faccio niente, mi manca poco ormai, una vocina dentro mi parla delle piante, lontana e non riesco ad ascoltarla, penso ad atterrare. Mancano 200 metri poco più o poco meno, non saprei dire, la vela collassa e si precipita dietro le mie spalle, se prima ero spaventato in questo momento non so dire come mi sento, l’istinto è quello di fare qualcosa con i comandi, ma la vedo la vela, qualsiasi cosa farei non agirebbero su di essa, l’ultimo barlume di lucidità mi viene dall’esperienza del corso Siv, quando sbagliando la trazione del comando per eseguire la spirale, avevo mandato la vela in negativo e sentivo per radio Alessio che mi diceva con tranquillità di non fare niente, mani alte, così con quell’ultimo lampo di lucidità non faccio nulla ed attendo che l’ala si riapra, il mio peso la riporta sopra di me e lei si riapre, ormai vicino al suolo, sono salvo. Nella riapertura una dolce rotazione verso sinistra mi deposita non troppo violentemente a terra e picchio i piedi. Poi mi alzo con l’idea di fare la vela a fiocco come sempre, poi penso, la botta a caldo non si sente…… un attimo. Non capisco come mi sento ma sono vivo, vedo gente sotto la pioggia che corre, Alberto il mio istruttore è il primo a parlarmi, lo ascolto con tutte le sue ragioni e le capisco, mi sento di merda e ho voglia di piangere, tutte quelle cose che mi dice le conosco, sono dentro di me. Non mi tremano le gambe forse perché sento il dolore ai piedi, ma cammino. Tra quelli che mi vengono incontro c’è anche la mia dolce metà, forse più spaventata di me con le infradito in mano e piena di pioggia, mi dispiace molto, penso di essere sotto shock, non capisco bene, ma cammino. C’è chi mi aiuta con la vela chi con l’imbrago, tutti amici che si sono spaventati, pieni di pioggia e io non riesco a parlare, anche se vorrei ringraziarli dal profondo del cuore. Le lastre non rileveranno nessuna frattura solo una forte distorsione al piede sinistro. Sono stato fortunato, l’esito avrebbe potuto essere molto diverso.
ANALISI :
Sono sempre stato una persona prudente e senza l’esigenza della ricerca dell’estremo, mi piace la tranquillità e l’armonia con gli elementi, per questo mi piace volare, ora con il piede fasciato e a riposo venti giorni, faccio alcune considerazioni. Quando iniziai con il volo mi sono sempre detto che non avrei cercato pericoli e che avrei volato solo in condizioni ottimali, cosa che è sempre successa in sei anni di pratica, devo ripensare fortemente a cosa mi spinge a spiccare il volo, anche in condizioni non proprio ideali, io che mi sono sempre detto che non mi sarei fatto del male, io quello che aveva deciso di volare unicamente in condizioni ottimali, con alta pressione e venti deboli, io che non ho saputo sfruttare a pieno il bagaglio di conoscenza accumulata in sei anni di attività volatoria. Ho rinunciato molte volte per le condizioni meteo non ottimali, quindi primo errore. Non era prevedibile un rovescio così intenso, ma sarebbe stato sufficiente avere la radio accesa e comunicare con l’atterraggio e sincerarsi delle condizioni al suolo, secondo errore, sono stato fortunato e mi servirà da lezione, se avessi ascoltato quella vocina che mi diceva di stare sugli alberi, la certezza di sopravvivere a questo imprevisto ci sarebbe stata e non avrei dovuto affidarmi alla fortuna, terzo errore. Il corso Siv mi ha salvato la vita, perché davvero lo ha fatto, probabilmente la paura mi avrebbe fatto smanettare sui comandi e non sarebbe servito a nulla. Ora nella tranquillità di casa mi viene da pensare a tutti i tentativi di Jonathan alla ricerca della perfezione nel volo e non posso non pensare che devo imparare di più.
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Perchè qualsiasi numero, vedi, è un limite, mentre la perfezione non ha limiti.
RispondiElimina(Il gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach)
tutto insegna... anche un sabato con un cielo più grigio del solito insegna...si, a volte anche gli spaventi insegnano!
Sono sicura di aver imparato tanto da tutte le vostre parole e considerazioni! da tutto quello che ho sentito mentre ad un tavolo cercavo di finire il mio gelato che sembrava più freddo del solito, mi accorgo di quanto ancora non so, e non nascondo che questo mi fa pure un po timore.
tutto insegna, sempre, comprese le parole di tua moglie che dette con quei suoi occhi lucidi sembravano estrassero ancora più dentro.
Sono contenta che sia solo una distorsione, sono davvero contenta.
ciao F.