domenica 27 marzo 2011

Primavera 2011








Primavera 2011
20 marzo
Che giornata!!!
Finalmente la primavera si fa vedere, con il tiepido sole le margherite ed i primi germogli sugli alberi, tutta da respirare. E’ domenica, come da previsioni la giornata più bella tra il venerdì misto a nuvole, il sabato nuvoloso ma non cupo, finalmente soleggiato come si deve. Prima nota positiva, le previsioni azzeccate. E’ bello non avere fretta; colazione, doccia e un’occhiata al meteo, venti da Nord, deboli a 1500 e più intensi a 3000. Il mio pensiero è questo: ieri nuvoloso, oggi soleggiato, il sole di primavera riscalda bene il suolo che ieri non ha avuto calore, in più l’aria fresca portata dal vento del Nord, aiuterà le termiche a salire bene. Parto da casa per le 10. 15 direzione S. Michele ai piedi del Pizzoccolo, BigSur Sky park , ormai sono un fan del posto. Sicuramente perderò la navetta delle 11.00 ma poco importa, la strada scorre senza problemi di traffico, è domenica ed è sempre un’incognita la strada, ma è vero a pensarci non è estate con tutto il traffico ecc…Spero di incontrare Alberto, il mio istruttore di volo, magari è su con gli allievi. In effetti lo incontro, così in attesa della seconda navetta parlo con lui del corso SIV, se ne organizza ancora per l’estate, parliamo di alcune manovre, della tecnica e della possibilità di fare il corso al Pizzoccolo con atterraggio a Toscolano. Vedremo più avanti con l’andare dell’estate. Trovo Ignazio che mi chiede se voglio salire con la prossima navetta e di mettermi in attesa. Inaspettatamente alla guida c’è Marco, penso l’ultimo angelo di S. Michele, che va e torna con tempi di mesi, non ci credo quasi che sia lui. Carichiamo le vele e nel frattempo arriva Davide, con cui ho fatto il corso ormai quasi cinque anni fa, posto per lui non c’è. “Dai vieni su con la prossima, ti aspetto in decollo”. Uno scambio di battute e la tranquillità scende tra gli occupanti della navetta, fin quando un ragazzo ci ferma durante la salita e chiede aiuto perché impantanato con l’auto non riesce ad uscire. Siamo in otto uomini e una donna, che ovviamente rimane dentro l’abitacolo, in pochi minuti l’auto era libera e noi abbiamo ripreso la salita verso il decollo. Quando arriviamo due cose spiccano, la brezza bella per il decollo alla francese e una bella serie di delta allestiti e pronti per il decollo. Non è uscito in volo ancora nessuno e Marco esprime la sua perplessità ad alta voce: “ Cosa aspettate ad uscire, con una giornata così, oggi si vola alla grande, si vola fino alle cinque.” Così aspetta un po’ e poi ritorna giù con la navetta e ci saluta. Noi parapendisti aspettiamo anche perché l’aria sembra parecchio mossa. Così nell’attesa di una condizione un attimo più tranquilla, aspettiamo la prossima navetta e anche gli altri amici. Ci si chiede come mai i delta sono ancora in attesa, ma ecco che il primo esce, tutti seguono il suo decollo e dopo poco lo rivediamo in alto ed i commenti dicono che l’aria è mossa, però è su bene. Nell’attesa un secondo delta s’invola, anche lui sale senza problemi. In decollo siamo in diversi con il parapendio, tutti aspettano che esca il primo per rendersi conto di com’è l’aria la fuori. Decollano in due, e dopo poco altri tre, salgono tutti senza problemi. Ecco che arriva la navetta, sono ormai le due, saluto Davide e mi preparo, un po’ in basso data la brezza, Davide si prepara più sopra. Ricordo un momento durante il corso in cui abbiamo fatto un atterraggio in sincronizzazione, guidati dall’istruttore avevamo la stessa quota e siamo entrati uno a destra e l’altro a sinistra, insieme, erano i primi voli ed era stata una bella esperienza. Ed arriva il momento mi preparo ed esco dicendomi, bene andiamo a vedere com’è la fuori. Mi accorgo subito che l’aria è mossa, la mia nuova ala è bellissima, speriamo si comporti bene, è soltanto il terzo volo, io mi sento veramente in forma, dovrebbe essere una buona unione oggi. Salgo subito senza problemi, ma la prima termica la perdo quasi subito, proseguo sulla cresta verso il capanno, prima di raggiungerlo trovo il mio ascensore per il cielo, costante, bello, ci sto dentro e mi lascio scarrocciare, intorno ai 1500 metri il vento cambia direzione come dalle osservazioni in decollo, guardando le nubi, sento la forza della termica più energica, c’è da stare concentrati, registrerò a fine giornata un più 4,6 ed è la prima volta ma ancora non lo so e continuo la salita alla ricerca di una buona quota e di un bel volo. Sono talmente concentrato che guardo raramente il vario, mi accontento con soddisfazione di ascoltarne il suono in positivo, ogni tanto uno scossone mi manda un po’ a destra e un po’ a sinistra, ma si sa la primavera è frizzante. Tengo botta, i delta sono ancora in decollo, li vedo piuttosto lontano sotto di me, dai che oggi batto il mio record di quota e magari anche di permanenza in volo, con mio stupore ed entusiasmo leggo la quota sul variometro, 1964, accidenti l’anno in cui sono nato, non sono mai arrivato quassù, così mi nasce l’ispirazione di provare a raggiungere quota 2000 che ormai mi sembra a portata di mano, sarà l’eccitazione sarà quel che sarà ma quei 30 metri non sono riuscito a guadagnarli, nonostante ci abbia provato per tre volte, cavalcando la stessa termica, quota raggiunta che comunque rimane il mio record 1968, così rinuncio ma con 1800 metri di quota mi faccio un bel giro, punto verso il lago, il nord mi spinge caspita che bellezza quassù, ora che mi avvio verso valle e mi allontano dalla zona convettiva mi posso guardare intorno con più tranquillità, non che prima non l’abbia fatto, anzi oltre che controllare l’ala e l’aria circostante tenendo d’occhio la posizione dei vari piloti, la presenza delle montagne non mi era indifferente, ma ora proprio mi sembra di guardarle in volto, mi sembra che le cime innevate mi parlino senza pur esprimere suono, immerso, sospeso nell’oblio dell’infinita bellezza che mi circonda. Con quota abbondante, dopo la mia escursione in prossimità del lago, mi riavvio in centro valle, tornando il nord rallenta il mio andare, a metà strada sono ancora alla quota del decollo, sono tentato di tornare sul costone e rifare quota, ma la concentrazione mi ha messo alla prova e poi sono soddisfatto comunque, con calma decido di avvicinarmi per atterrare. Perdo un po’ di quota, faccio un paio di giri ed ecco che il vento viene da sud-est, tipico del posto. Sono ancora molto alto, controllo lo spazio aereo con un 3 e 60 e faccio una cosa che ho sempre pensato di fare ma che non ho mai fatto, chiudo gli occhi e respiro con la respirazione yogica per due volte mi dico, ok tre. La liberta del momento rimane straordinariamente unica. Ma ora l’ultimo atto, l’avvicinamento e l’atterraggio, anche questa fase richiede la mia concentrazione, se qualche attimo fa avevo rilassato la tensione sui comandi, ora torno a tenere i freni un po’ tesi, per tenere l’ala in pressione, il suolo restituisce calore, in campana Franco. Pronto per partire per il circuito a C. Come inizio il tratto sottovento una bolla sposta la mia ala in avanti in modo deciso, in modo deciso io contrasto con una buona azione sui freni, la mia Infinity risponde tempestivamente, rimango concentrato, esulterò del mio volo quando avrò i piedi per terra. Sono proprio contento della mia nuova ala, in poco tempo ho trovato una bella intesa. Sono a terra, in zona ripiegamento, ora mi sento elettrizzato, si devo dire è la parola giusta, elettrizzato dall’esperienza vissuta, anche spossato, ci vorrebbe del cioccolato. Ma se devo dirla tutta, guardando il vario dopo più di un’ora di volo e dopo aver guardato in volto le vette delle montagne, ora ripiego la mia ala e in questo momento non ho bisogno di nulla, respiro gioioso nel ricordo, quell’immenso che ho vissuto. Che giornata.

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