domenica 7 febbraio 2010

Cronaca di un giorno di non volo

















E’ sabato, uno dei tanti, inverno abbastanza freddo e con poche buone prospettive per il volo, ma “Se ghè de na, ghè de na e così dopo lunghi giorni di pioggia e di gelo, ( la pioggia ci impedisce sicuramente il volo, ma il gelo no, non essendo un temerario anche il gelo blocca un po’ il mio entusiasmo, però oggi sono qui.
La cosa probabile anzi quasi certa sono un paio di voletti da campetto e poi considerando che la neve occupa ancora la vetta della mia montagna (opps forse dovrei dire della montagna di Ignazio) si prospetta una camminata salutare nei boschi, anche in solitaria per ritemprare l’io interiore.
Così questa giornata ha inizio, mi rendo subito conto che l’aria è fredda ma la voglia di tornare a librarmi nel cielo è alta, dopo un po’ di settimane, così cerco di non far caso al freddo e di ritrovare l’intesa con la mia vela.
E’ immediata, come se avessi volato ieri, di questo ne sono contento, noi ci amiamo.
Mentre risalgo con la vela a fiocco un saluto mi arriva dal bordo del prato, Felice, che è un po’ che non lo vedo. Due parole e mi dice che la navetta va in decollo anche con la neve, confermata dall’incontro con Ignazio che mi chiede: “ Vieni su Franky ? “ E io: “ Se vai su!” E lui: “ Certo che vado su!” E io: “Certo che vengo su!” Due risate e una stretta di mano. Appuntamento a mezzogiorno. Ora Un altro voletto.
Ho conosciuto anche un ragazzo con il delta, uno che non avevo mai incontrato, che effettivamente alla fine di questa giornata, sarà l’unico ad aver volato, usando il mosquito, e decollando dai campetti.
Ok tutto pronto si parte, siamo in dieci, sei deltaplanisti e quattro parapendisti, che strano sembriamo così vicini per la passione che ci unisce e finiamo sempre a fare gruppo a parte.
Va beh, comunque le vibrazioni che arrivano dal gruppetto, sono positive anche se sembra che il decollo sia chiuso da una nube l’allegria non manca.
Ad un certo punto la neve inizia a farsi vedere sulla strada ed un grosso ramo impedisce di proseguire, ma l’intraprendente Ignazio è attrezzato e con una motosega libera la strada.
Al parcheggio sosta forzata per montare le catene, la prossima rampa è ripida e quasi tutti a piedi ci incamminiamo dietro alla navetta che arranca. Ma due catene sono parzialmente sufficienti, seconda sosta in piano per il montaggio delle anteriori. E via verso il decollo.
La nebbia ci accoglie con il suo grigiore in grado di rallentare e addirittura di spegnere l’entusiasmo per il volo, ma non l’entusiasmo per l’avventura.
I ragazzi dei delta montano speranzosi che il decollo si liberi, anche noi ci prepariamo sperando che il sole scaldi a sufficienza per far alzare questa nebbia.
Speranze vane…
Dopo un’ora un po’ si è aperto sopra di noi ma davanti non ne vuole sapere, sembra un’inversione termica!!!???
La nube staziona davanti al decollo e ci resterà per tutto il giorno.
Così passiamo il tempo visitando la casetta di Ignazio e con il suo invito, ci troviamo davanti ad un fuoco, radunati in una stanza per un caffè o un bicchiere di vino, due schiacciatine e un po’ di chiacchiere sul volo.
Tra noi quattro parapendisti è nato il desiderio di scendere a piedi ( appunto se non si vola almeno si cammina in mezzo alla natura e all’avventura ) così la navetta porterà giù le nostre sacche e noi scenderemo a piedi.
Parlando con Ignazio del suo rifugio montano mi è venuto da dirgli che avrebbe bisogno di un’imbiancata e che se gli va potrei farlo io in primavera, visto che è il mio lavoro.
Lui dice che va bene, dai, in cambio mi fai fare un biposto con il delta. Baratto concordato.
Quindi i saluti e giù a piedi. Un pezzo di strada normale e poi si decide per una deviazione, un sentiero che non conosco, ma che loro tre hanno già fatto, e nel giro di poco mi rendo conto di essere a camminare sulla cresta che solitamente sorvoliamo in cerca di termica per salire, troviamo sui nostri passi il roccolo dei cacciatori che visto dall’alto è un cerchio doppio come se un sentiero fosse racchiuso tra due file di alberi, ma visto dall’alto ha un fascino diverso, penso che spesso mi sono chiesto cosa fosse e che luogo particolare fosse a terra, ed eccomi qui, con la neve e la nebbia il fascino di questo posto è straordinario.
Continuiamo la discesa, la neve finisce e sul sentiero immerso nella natura appaiono le foglie d’autunno che gli alberi di castagno hanno ridonato alla terra, il terreno è scivoloso e fangoso tanto che più volte a turno si rischia di cadere. Una lunga discesa durata più di un’ora, se ne ricorderanno domani le mie gambe i fianchi per aver trattenuto il peso.
In atterraggio aspettiamo che arrivi la navetta con le nostre vele e nel frattempo parliamo con il deltaplanista, quello che ha volato con il mosquito, ci racconta che l’aria era un po’ mossache si è diretto verso il lago e che comunque la sua oretta di volo l’ha fatta.
Noi tutti un po’ invidiosi rimandiamo l’appuntamento alla prossima occasione, mentre nel frattempo arriva Ignazio con i fari accesi.
Sono ormai le cinque del pomeriggio, recuperiamo le sacche e via, dopo i saluti di rito, si va verso casa.
Anche se la nube era soltanto davanti al decollo e subito sotto si tornava a vedere, il buon senso dell’amore per la vita e per questo bellissimo avventuroso sport ci ha fatto desistere dal prendere decisioni avventate. La montagna ci aspetta ancora la prossima volta.

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