Scrivere quel romanzo che abbiamo in testa da una vita. Girare un film. Aprire un bagno turco. Dipingere,suonare l'armonica, fondare un partito... Tutti abbiamo un sogno nel cassetto. Un'ambizione nascosta, che emerge sopratutto nei momenti difficili, quando siamo annoiati dalla solita vita. E invochiamo il cambiamento. Pochi però riescono a realizzare questo sogno. Nel film Teatro di guerra di Mario Martone, i protagonisti, ragazzi di una compagnia teatrale, sacrificano tutto sull'altare dell'arte. Un fuoco sacro che li porta a recitare una pièce per Sarajevo, che a Sarajevo non arriverà mai. Ma il sogno è salvo.
Mentre i nostri, di sogni, il più delle volte si perdono per strada. Certo, siamo bravi a dire: "Mollo tutto e vado a fare il missionario in Africa". O il suonatore di bongo in Messico, il madonnaro in Bolivia, il monaco a Katmandu. Ma quanti poi lo fanno davvero? Nel 99 per cento dei casi lo sfogo resta, appunto, soltanto uno sfogo. Che esprime il disagio di ritrovarsi bancari, idraulici, professori, casalinghe, padri, mogli... Imbottigliati in un tempo che a volte ci va stretto. Che cosa vorremmo? Forse quell'alone di magia che ci renderebbe unici, diversi, interessanti. Un appeal che hanno pochi: navigatori, poeti, artisti, scienziati, donne e uomini che hanno saputo osare, sfidando le convenzioni. Fuori dalle abitudini, dal sentiero tracciato per noi. Il loro segreto? E' il talento. Ovvero quella straordinaria capacità di realizzare qualcosa meglio di chiunque altro. Senza fatica. Senza obbiettivi. Solo per il piacere di farlo.
" Il talento è vita ".
molto molto bello questo pensiero....lo condivido in pieno...
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